Le ragazze di vita sono infilzate negli angoli più luminosi della notte. Stanno ritte all’impiedi sotto la pioggia instancabile, riparandosi per metà con piccoli ombrelli rosa.
Nella pianura sembrano triste e provvisorie candeline di compleanno soffiate a fatica dai vecchi.
Ti vedono arrivare e fanno un passo avanti, tenendosi in equilibrio sui piedi friabili avvolti in alti stivali rossi lucidi.
Ti guardano con occhi ripieni di brillanti carbonizzati, ansiose che ti fermi paurose che ti fermi, una fucilata al minuto. Distolgono lo sguardo un attimo prima che i fari le sfregino di luce giallognola, in un’amara parodia del pudore.
Guardi le lancette dell’orologio indossato di fretta sbriciolarsi nelle ombre infeltrite per il troppo umido. Butti l’auto dove capita, con tre ruote nella neve. Sigilli con una spallate le lamiere, chiudendo dentro un’imbarazzante canzone moderna degli u due.
La pioggia ti cade addosso, in cortine disarticolate.
Sembra che una torma di alzavole disoccupate abbia ancora la cocciutaggine di batterti con un dito sulla spalla, hey.