approssimazioni

abbastanza
acquerelli
acrilici
alghe
alternative
alì babà
amen
amore
ancora
antiquariato
aria
autunno
azzuro
baci
bassezze
basta
bellezza
bianco
bici
bimbi
binari
buonasera
cadute
calcetto
calendari
calendimaggio
calvinismo
candeline
caramelle
carta
cavalragni
cervelli
circoli
civiltĂ 
cocacola
cognac
continenza
coraggio
cosce
cravatte
datteri
diplodochi
dolore
dubbi
eco
elefanti
epidemie
errori
estate
euri
fagiuoli
fegato
felicitĂ 
fidanzate
fiori
forbice
foto
frigoriferi
fucili
ghiaccio
golfo
gres rosso
infinito
interrogativi
inverno
io
italiano
lagne
laterizi
lattine
lemmi
lessico
liquerizia
luce
lupi
malcontento
manna
marzo
maschi
mele
merda
miraggi
mondo
morbi
nebbia
neve
niente
no
notte
occhi
ok
omicidi
omini
orizzonti
paesaggi
panico
paradiso
parole
patate
peccati
pelle
pensierini
perchè
periferie
pesci
pietre
pixel
plancton
prove
pudenda
puttane
rabbia
remigini
rodomonte
rognone
ruggine
rumore
sangue
sasso
sauri
se fossi
sogni
solitudine
sporco
stanchezza
sushi
tatuaggi
tecnologia
tegole
temperanza
tepore
terzismo
toscano
treni
unghie
unni
uova
veleno
vento
veritĂ 
vestiti
viaggi
vimpelle
vini
viola
visigoti
vivere
vulcani
walchirie
zagare
zitto





lunedì, 30 giugno 2008
 

In cui di colpo

A giugno la mattina presto non è alba. L'alba è già archiviata anche per oggi, anche se è mattina presto, e il metallo petrolchimico mi sguazza tra i panorami devastati dalle rotoballe. Dopo settimane d'acqua che più acqua non si può, torme d'agricoli domenicali s'aggirano a bordo di stupefacenti macchine trattrici con l'aria condizionata, rovistando con rebbi elettrici nelle fienagioni.
I campi di grano rosseggiano, dove l'intemperia li ha piegati, staffilati di gocce grosse come un pugno: avranno ancora da sobbollire per una o due settimane, prima che i carri falcati li emendino dal loro arduo sopravvivere.
Sull'autostrada grosse gabbie automobili sono incastrate l'una all'altra, mentre impiegati di terzo livello provenienti da misconosciute province lombarde vedono procrastinate le loro vacanze per almeno altre due mezz'ore.
Sul display lampeggiano glifi. Solo dopo attenta analisi scopriremo che sono lettere, che sono parole, perlomeno quelle. Non certo i suoni disarticolati di buffi conduttori radiofonici, intenti a compiere il miracolo di farcire di nulla il vuoto spinto.
Però oggi una nuova l'abbiamo imparata: Zero Killed. Ce ne vanteremo sussiegosi, per far colpo sulle ragazze ferme con le biciclette nei pressi dei chioschi delle granite, formidabili nelle loro gonnelline e nelle loro canottierine, e nei loro motorini e nei loro cellulari, e nei loro occhiali da mosca bianca.
Quando il profumo dei tigli diventa un balsamo, quando l'aria diventa grossa come sacchi di juta bagnati di paraffina.
Quando ti è più naturale chiederti allora quando, se non ora.

stai leggendo il post delle 08:20 dove si dipingono ok