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martedì, 07 aprile 2009
 

In cui si parla del paradiso

Verrà il giorno in cui troverai impossibile desiderare, perchè ci sarà sempre qualcosa di più urgente, di più importante, di meno moralmente riprovevole da fare prima. E verrà anche il tempo in cui ti sarà precluso anche lo stesso desiderio di desiderare, perchè la conclamata, continua frustrazione dei tuoi programmi in favore dei tuoi doveri costituzionali sarà un veleno che trasformerà nemmeno troppo lentamente i tuoi obiettivi in illusioni prima, e disillusioni poi.
Ti troverai a far di conto con le cambiali firmate in una vita intesa a soddisfare le altrui aspettative, quel dare nei termini degli altri che è divenuto uno specchio deformante di ogni tua azione.
E come succede per le cambiali tratte, non avrai nessuna gratificazione nell'onorarle: nessuno ti dirà grazie per esserti privato di qualcosa, o di quasi tutto per far fronte alla scadenza. Enorme sarà invece la sanzione sociale nel caso che tu decida di emanciparti dal vincolo e lasciarti protestare. Nessuno mai si ricorderà che il tuo indefesso, pervicace adoperarti è il più grande atto d'altruismo, perchè prevede l'annullamento di te: ma tutti saranno pronti a fare bocca a cul di gallina e a puntare il dito - presumibilmente pieno di verruche - nel caso tu riesca a sfuggire all'ingranaggio, e sarai bollato d'irredimibile egoismo ove mai decidessi altrimenti.
Perchè il senso del dovere sarà come un macigno da sbozzare con un martello da dentista e un bulino da orafo, ogni minuto di ogni giorno della tua vita. La rinunzia sarà la norma, la felicità sarà peccato della più varia gravità.
Ecco dunque che ti si prospetta una vita ascetica, anche se non hai un paradiso da conquistare: sarà quando il tuo fegato inizierà a rifiutarsi di sintetizzare le molecole dal sapore più gradito, rifiuterà i liquidi più lubrìci: e ti resterà di nutriti di bacche e radici amare, possibilmente a basso contenuto di sodio, e inizierà a riempirti le vene di veleni ad ampio spettro.
Avrai perciò finalmente soddisfatto le aspetattive del mondo, che ti vuole ordinato, silenzioso e impilato. E soprattutto potrai condurre quella vita vegetale che tutti hanno auspicato per te: che produca molti frutti, e buoni, ma per l'amordiddio, che stia al suo posto e possibilmente non sporchi troppo con le foglie d'autunno.
E inizierai a vedere come palusibile, e nemmeno troppo esecrabile, la più codarda delle fughe.

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